Articolo 18 e voucher: le parti più discusse del Jobs Act

Maxi Blogger 20/11/2016
0 people like this post
articolo 18 voucher

A più di un anno dall’approvazione dei primi decreti attuativi del tanto discusso Jobs Act sussistono ancora molti dubbi sulle reali capacità della riforma di apportare modifiche positive al mondo del lavoro e non sono poche le critiche che ogni giorno continuano a levarsi sia dalla politica, che dai sindacati. Il Governo, ovviamente, sottolinea il successo della riforma, e la stessa Cgil, negli scorsi mesi, ha ammesso che essa non è da abolire nella sua interezza e che solo alcuni punti andrebbero ritoccati.

Pochi punti, ma fondamentali. Nonostante il recente ridimensionamento degli attacchi, la Cgil non sembra essersi tirata indietro e venerdì scorso ha depositato in Cassazione 3,3 milioni di firme per lanciare tre referendum abrogativi per il ripristino dell’Articolo 18, la cancellazione dei voucher e il ritorno della responsabilità in solido di appaltatore e appaltante in caso di violazioni nei confronti del lavoratore.

Con il primo quesito referendario non si vuole far altro che abrogare la norma del Jobs Act che ha liberalizzato i cosiddetti licenziamenti economici, ripristinando di fatto il vecchio articolo 18 e la reintegra in caso di provvedimento illegittimo. La seconda questione riguarda invece i controversi voucher. Questi ultimi sono stati concepiti per pagare prestazioni di lavoro accessorio, ma il loro ambito di applicazione è stato molto presto ampliato a suon di legge fino ad arrivare alla cifra enorme di 115 milioni di tagliandi staccati nel 2015.

Un numero che ha spinto il Governo a operare una stretta, ritenuta però insufficiente dai sindacati, che proprio per questo motivo ha lanciato il referendum abrogativo. L’ultimo quesito intende ritoccare la legge Biagi, poi modificata dalla riforma Fornero: in caso di violazioni nei confronti del lavoratore, secondo il referendum, a rispondere dovranno essere stazione appaltante e impresa appaltatrice.

Depositate le firme, bisogna solo aspettare settembre. Entro quel periodo la Corte costituzionale dovrebbe pronunciarsi sull’ammissibilità dei quesiti e, in caso di via libera, i testi torneranno alla Cassazione, che entro la fine del 2016 dovrà certificare le firme e il superamento del quorum, che equivale a 500mila persone.

In caso positivo, il Governo dovrà infine stabilire la data dei referendum entro sei mesi. In definitiva, la consultazione dovrebbe tenersi nella prima metà del 2017. A quel punto spetterà ai cittadini decidere quali modifiche apportare al Jobs Act e alle sue parti più discusse.

Aiutaci a crescere, Condividilo!

Category: Lavoro
  • 0
  • 4501
Maxi Blogger

Leave your comment